La storia dei giochi paralimpici

La storia dei giochi paralimpici

69 anni di Paralimpiadi.

Sembrano pochi ma, in realtà, sono tantissimi se si pensa a quanto la manifestazione parallela alle Olimpiadi, dedicata ai disabili, sia stata utile, in quasi un secolo di storia, e a quanti traguardi importanti abbia raggiunto.

Come spesso accade, qualcosa di buono è nato dalle ceneri di qualcosa di tremendo; in questo caso, dalla fine della guerra.

 La storia

Siamo nel 1948, poco lontani, a livello temporale, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, dai suoi drammi, dalle sue ferite, da tutte le vite prese, distrutte e mutilate dalle sue bombe.

A Stoke Mandeville, una cittadina del Buckinghamshire, in Inghilterra, un medico che lavora con i reduci di guerra inglesi rimasti feriti, di nome Ludwig Guttman, ha cambiato la storia.

Tutto è partito dal fatto che, secondo Guttman, lo sport è sempre stato la migliore “medicina”, a livello psicofisico, per i pazienti, per cui, proprio per creare la connessione giusta tra le discipline sportive ed i suoi assistiti, ha creato dei giochi sportivi, paralleli a quelli olimpici di Londra di quell’anno, riservati ai reduci di guerra disabili.

Vennero invitati anche ex soldati olandesi e fu proprio così che cominciò la prima competizione sportiva internazionale per atleti disabili, con soli 16 partecipanti: si avviarono, infatti, i Giochi di Stoke Mandeville, precursori delle Paralimpiadi odierne.

Facendo un breve salto in avanti, arriviamo al 1960, quando a Roma le Olimpiadi vengono affiancate dalle prime Paralimpiadi ufficiali, riconosciute dal Comitato Paralimpico Internazionale (IPC) assieme al Comitato Olimpico Internazionale (CIO). Questa volta tutti i disabili hanno potuto partecipare e non solo i reduci di guerra e gli ex soldati.

Il successo fu tale da garantire il rinnovo dell’iniziativa 4 anni dopo, con un’edizione, a Tokyo, che ha collezionato ben 400 partecipanti, fino ad arrivare sino a noi.

La separazione delle due iniziative (Olimpiadi e Paralimpiadi) è maturata tra il 1968 e il 1984, quando il governo messicano si è disinteressato della neonata manifestazione dedicata ai portatori di handicap, per cui il tutto fu organizzato in separata sede, a Tel Aviv, in Israele, con mille entusiasti partecipanti.

Nel 1988 CIO e IPC hanno, infine, ufficializzato il tutto, con la dicitura “Giochi Paralimpici“, distinguendo anche la sede dell’iniziativa da quella dei Giochi Olimpici regolari.

A Seoul, successivamente, gli atleti disabili partecipanti sono stati addirittura tremila.

Nel 2005, a Londra, il comitato organizzatore dei Giochi Olimpici fu, per la prima volta, lo stesso dei Giochi Paralimpici, tant’è che anche dopo, dal 29 Agosto al 9 Settembre 2012, Londra è stata capitale mondiale dello sport per disabili. D’altro canto, tutto meritato: l’Inghilterra è pur sempre il Paese che ha dato “i natali” a quest’iniziativa.

Oggi

Le Paralimpiadi, oggi,vengono trasmesse in tv esattamente come i giochi “madre” delle Olimpiadi: non solo sono seguitissime dal pubblico, ma sono tante le personalità più o meno conosciute che si lanciano in quest’avventura, portando a casa anche medaglie importanti.

Tra i tanti, vanno sicuramente citati il campione Alex Zanardi e le campionesse Bebe Vio e Giusy Versace, non solo grandi atleti dello sport per i diversamente abili ma anche ispiratori di condotta per i disabili del mondo intero.

Authored by: Simona Vitagliano

Uso le parole come fossero numeri e i numeri come fossero parole. Blogger, Copywriter, Editor freelance. Tutor di Matematica e Fisica.

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