La gioia di vivere la terza età

La gioia di vivere la terza età

In un mondo frenetico come il nostro, dove tutto è veloce, in vetrina, di apparenza, sembra quasi che tutto sia focalizzato sul controllo delle nascite (“fate più bambini” è il refrain generale da anni) e sulla gestione dei giovani, soprattutto quelli problematici, che si perdono tra vizi e droghe, oltre che, ovviamente, quelli ambiziosi, che hanno bisogno, spesso, di sostentamenti provenienti dall’esterno per raggiungere i propri obiettivi.

In questo marasma di persone più o meno giovani, a cui si affiancano genitori, zii, parenti, professori ed amici, che possono arrivare ad avere anche la mezza età, ci si dimentica, o quasi, di una fetta enorme di individui, che hanno bisogno di altrettante attenzioni, se non di più, non solo per tirare avanti, ma anche per poter vivere una vita che sia degna di questo nome.

Vivere o sopravvivere?

Abbiamo visto come, per molti anziani, l’esistenza possa trasformarsi anche in un triste susseguirsi di giorni di abbandono e solitudine, magari aggravato da disabilità e difficoltà che, con il raggiungimento di età importanti, sono del tutto normali o prevedibili. Una condizione che, spesso, si cerca di arginare con la Pet Therapy o con l’introduzione della tecnologia nelle loro vite, per avvicinarli al mondo dei più giovani e facilitare i contatti.

Ma questo non è tutto quello che si può fare, e non deve esserlo.

Ci sono anziani, divenuti progressivamente ciechi o che hanno sviluppato disabilità motorie, che tirano avanti, prendendosi cura delle mogli, degli orti di casa, delle faccende burocratiche e di tantissimo altro; sono persone come tutti noi, solo con degli anni in più sulle spalle, che hanno ancora tanto da vivere e vogliono sentirsi utili, dare un senso alle proprie giornate, esattamente come chiunque altro a 30, 40, 50 anni.

Si tratta, però di persone che, in talune condizioni, se lasciate sole dagli affetti o dalle istituzioni, non possono in alcun modo continuare a vivere in questa maniera assolutamente dignitosa, perchè mancherebbe la materia prima, il carburante per far andare avanti queste giornate e queste attività.

È quindi sempre importante tenere presente che l’anzianità è una fase di vita a cui, prima o poi, arriveremo tutti: negarla, demonizzarla, non farà in modo che non arrivi; accoglierla, invece, vuol dire prenderne atto anche per chi conosciamo e dare una possibilità in più a queste persone di vivere anche l’ultima fase della propria vita con lo stesso entusiasmo e le stesse ambizioni di quelle che avevano… magari alla nostra età!

La parola “vecchiaia” non implica, a doppio filo, per forza, la parola “tristezza”, se non la accostiamo a “solitudine”e “abbandono”.

Authored by: Simona Vitagliano

Uso le parole come fossero numeri e i numeri come fossero parole. Blogger, Copywriter, Editor freelance. Tutor di Matematica e Fisica.

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