Disabilità e lavoro: ecco tutti gli ostacoli da superare!

Disabilità e lavoro: ecco tutti gli ostacoli da superare!

Della questione “disabili e lavoro” ne abbiamo parlato tanto, soprattutto per quel che concerne la “teoria” e la normativa, esplorando anche il ruolo della figura del Disability Manager.

Nella pratica, però, nonostante l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità sia un diritto riconosciuto e tutelato, la percentuale di disabili che trova lavoro nel nostro Paese è molto bassa, per una serie infinita di motivi che proveremo ad esplorare attraverso i dati di uno studio condotto da Daniela Pavoncello,  ricercatrice dell’Inapp (Public Policy Innovation), ente che, insieme all’Università di Macerata, ha promosso anche un seminario tenutosi a Roma intitolato “Giovani, lavoro e disabilità. Percorsi di transizione scuola lavoro”.

Quello che ne è emerso è che i disabili di tutte le età, inclusi i giovani, hanno difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro.

Di certo, tassello fondamentale è mettere in regola l’accessibilità generale dei luoghi preposti: un elemento, a volte, troppo tralasciato e tenuto in poca considerazione.

Analizzando anche i dati provenienti dall’Isfol (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori), ne è emerso che, ad ogni modo, l’inclusione lavorativa dei disabili sarebbe minacciata ed ostacolata da: percezioni e atteggiamenti negativi dei datori di lavoro e da parte della famiglia, difficoltà pratiche nello svolgere il lavoro, mancanza di fiducia nelle proprie capacità, impatto dei farmaci e delle cure sanitarie, scarsa fiducia e stima di sè, inadeguate possibilità di accesso ai servizi di sostegno, problemi di comportamento e di comunicazione, difficoltà di produttività e atteggiamenti discriminatori verso disabili psichici.

Insomma, ci si barcamena tra i limiti interni all’azienda stessa, che non è ben informata sulle patologie, è impreparata ad accogliere i disabili, soprattutto psichici, quasi demonizzandoli o, comunque, investendo poco in tal senso, continuando con l’atteggiamento sbagliato (a volte, ad esempio, eccessivamente compassionevole o ipervigilante) nei confronti del lavoratore disabile, passando anche per pietismo e obbligo di legge o solidarietà, che, talvolta, sono gli unici motivi scatenanti per realizzare un’assunzione, e finendo ai limiti auto-percepiti, tra ansia da prestazione, incapacità, scarsa autostima, aspettative grandiose o irrealistiche, sentimenti di solitudine e abbandono, destabilizzazione di fronte alla novità rappresentata dal lavoro etc.

Ed è proprio sulla base di tutti questi dati che la Pavoncello ha suggerito delle strategie che potrebbero essere vincenti per migliorare questa situazione; ha lei stesso dichiarato, infatti, che si necessiterebbe di un “nuovo alfabeto per l’inclusione e la partecipazione lavorativa, composto da otto parole chiave: responsabilità sociale, collaborazione (con i servizi socio-sanitari), flessibilità del lavoro, coinvolgimento dei colleghi, valorizzazione delle competenze individuali, supporto di figure interne ed esterne all’azienda, personalizzazione del percorso d’inserimento“, il tutto coadiuvato da una giusta informazione, il fondamentale supporto della famiglia, un tutoraggio preliminare e una serie di valutazioni e verifiche che coinvolgano famiglia, vertici aziendali, servizi alla comunità professionale e tutti gli appartenenti alla “rete” lavorativa.

In questo modo si riuscirebbe a rafforzare tutta la trama che coinvolge i disabili e la loro sfera legata al lavoro, infondendo la necessaria, e giusta, fiducia in se stessi e negli altri, creando collaborazioni solide e vincenti.

Authored by: Simona Vitagliano

Uso le parole come fossero numeri e i numeri come fossero parole. Blogger, Copywriter, Editor freelance. Tutor di Matematica e Fisica.

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