Assistente sessuale per i disabili: una nuova figura da regolamentare

Assistente sessuale per i disabili: una nuova figura da regolamentare

Nuovi passi in avanti per il progetto di Max Ulivieri, co-fondatore dell’associazione “Love Giver“, volta a trovare una soluzione a quello che è diventato (e rimasto) un problema molto, troppo taciuto nella vita dei disabili: la sessualità.

In effetti, la situazione era stata denunciata già tempo fa da un servizio de “Le Iene, dove figurava anche lo stesso Ulivieri tra gli intervistati, in cui era emerso che molte famiglie sono costrette a rivolgersi a prostitute o escort per soddisfare gli impulsi sessuali dei propri figli.

Ma non è tutto.

Sono tantissimi i drammi che si consumano tra le mura domestiche e che diventano tabù pesanti come macigni: a volte sono le stesse madri, ad esempio, a dover farsi carico della situazione, con ripercussioni psicologiche gravissime che si espandono in tutto il nucleo familiare.

In quattro anni abbiamo raccolto 2137 richieste, gran parte da parte di genitori di ragazzi con disabilità sia fisiche che cognitive. Ci sono madri costrette a masturbare i figli, altri ricorrono alla prostituzione. Spesso negli istituti di cura vengono somministrati dei calmanti. Sono storie tristi e gravi. Mi sono stufato di ascoltarle e non poter fare niente” è quello che ha riferito Ulivieri.

Chi è Max Ulivieri

Max Ulivieri ha 46 anni ed è un blogger e web designer bolognese, da anni impegnato anche nella associazione “Love Giver”, la prima, in Italia, che ha ricalcato la propria mission sulla base di quello che succede già normalmente in altri Paesi Europei, senza alcun tipo di remora, riserva, vergogna o tabù: semplicemente, i bisogni dei disabili vengono riconosciuti e messi alla pari di quelli dei normodotati, istituendo, quindi, una figura professionale che possa occuparsene, avendo le nozioni giuste per farlo in quanto formata allo scopo.

È lui stesso affetto da una neuropatia motorio-sensitiva ereditaria che, dall’età di due anni, gli ha impedito di camminare. Nonostante questo, ha avuto una vita amorosa del tutto normale, con una madre, però preoccupata del fatto che non sarebbe riuscito a costruirsi una famiglia e che, nel tempo, “prima o poi tutte lo avrebbero lasciato”. Invece, proprio sei anni fa, Ulivieri si è sposato con la donna che è oggi al suo fianco. Sicuramente un accadimento che ha contribuito nella sua voglia di diventare fonte di forza e di ispirazione per gli altri.

Perchè dire di sì agli assistenti sessuali per disabili

Innanzitutto è pienamente riconosciuto dagli psicologi che la tensione che rimane “incastrata” dal non poter esercitare attività sessuali (alcuni handicap paralizzanti rendono impossibile anche l’autoerotismo), per molti disabili, diventa motivo di frustrazione, infelicità, repressione che, alla lunga, può anche sfociare in esplosioni di rabbia (come accade, ad esempio, in molti disabili psichici).

In secondo luogo, istituendo una figura che abbia cura della vita sessuale dei disabili, si allevierebbe quel tremendo dolore e dramma che vivono le famiglie che si vedono costrette a ricorrere alle madri, alle prostitute ed alle escort, lasciando che tutto scorra serenamente e che ogni persona viva il proprio ruolo in tutta tranquillità.

Infine, c’è anche da considerare un’altra cosa: uomini che hanno subito lesioni spinali, ad esempio, attraverso le giuste terapie e stimolazioni, possono tranquillamente tornare ad avere una sessualità del tutto normale; ma se non c’è una moglie pronta a farsi carico di imparare quali procedure attuare per salvare la vita sessuale del compagno, chi dovrebbe farlo? È sufficiente questa assenza a condannare un uomo a perdere il diritto alla sua sessualità per sempre? E ancora, per quale motivo si dovrebbe ricorrere a prostitute (non certo formate allo scopo) o perchè dovrebbe essere una madre a dover aiutare il figlio in una questione così intima e delicata?

 

Sono queste le domande che si è posto Ulivieri quando ha deciso di istituire il primo corso per assistenti sessuali ai disabili: questo 31 Agosto, infatti, a Bologna, è partito un evento, della durata di 4 giorni, dedicato alla formazione di futuri O.E.A.S. (Operatore all’Emotività, all’Affettività e alla Sessualità delle persone con disabilità).

Una figura quantomai necessaria eppure, purtroppo, non ancora regolamentata dalla legge italiana in modo da poter cominciare a prendere forma nel substrato lavorativo del Paese.

Authored by: Simona Vitagliano

Uso le parole come fossero numeri e i numeri come fossero parole. Blogger, Copywriter, Editor freelance. Tutor di Matematica e Fisica.

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